L’autoproduzione

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Perché comprare soltanto prodotti già pronti al supermercato? Perché lavorare tutto il giorno per pagare altri per ottenere ciò che potremmo fare da noi? Se solo riflettessimo con attenzione al significato delle nostre azioni quotidiane, potremmo rivalutare il senso dell’autoproduzione e riconsiderare un percorso di vita alternativo alla frenesia consumistica.

E’ senz’altro gratificante spendere parte del nostro tempo per fare in casa qualcosa che non troviamo facilmente al supermercato perché di qualità superiore. Faccio un esempio: la marmellata, quella fatta in casa, con i frutti delle piante del nostro giardino; sicuramente ha un altro sapore e altri nutrienti rispetto a quella industriale. Oppure si può risparmiare nel fare da sé il pane e anche se si acquista un’apposita “macchina” elettrica, costa molto meno farselo che acquistarlo; si evitano gli sprechi di pane raffermo e lo si consuma sempre fresco appena sfornato!

Un altro aspetto positivo del “fai da te” è quello ecologico perché spesso si riutilizzano i contenitori quando non si evitano addirittura. Quante buste in meno se raccogliamo le nostre erbe selvatiche e le insalate dall’orto o magari se produciamo il nostro yogurt!

Per non parlare della vasta gamma di detersivi naturali autoprodotti…

Fino a ieri, si può dire che i GAS (Gruppi di acquisto solidale) hanno rappresentato un modello più sostenibile nel rapporto consumatore produttore, promuovendo la filiera corta e l’acquisto di prodotti ecosolidali ed ecosostenibili (biologici, biodinamici, ecc). Pur essendo più  in sintonia ai movimenti della decrescita e della transizione, i GAS però ricalcano ancora il vecchio modello economico-commerciale dell’acquisto/vendita, della domanda/offerta, e i componenti del gruppo si comportano ancora da “puri consumatori”. Bisogna andare oltre questo aspetto limitante della nostra società, e passare, quanto più possibile, dal ruolo di consumatore a quello di autoproduttore con un deciso passo in avanti: auto-produrre in modo solidale una parte dei beni di cui si abbisogna ed in parte poterli scambiare con altri, anche gratuitamente, cosicché ai GAS (Gruppi di acquisto solidale), noi di BIOsCAMBIO, preferiamo e auspichiamo la nascita dei GASeS (Gruppi di Autoproduzione Solidale e di Scambio) come ideale evoluzione.

 L’autoconsumo

Vorrei fare una riflessione partendo dalla definizione legale di Autoconsumo. Si definisce  “consumo diretto di beni e servizi effettuato dallo stesso produttore”  e si storicizza  come fenomeno tanto più diffuso quanto meno sviluppato di un sistema economico. In un sistema economico sviluppato infatti, la divisione del lavoro e la specializzazione dell’agricoltura, ne ridurrebbero fortemente la portata.  Si evince che si dà una connotazione negativa del termine e addirittura ne viene decapitato il senso.  Non si considera il lato sociologico di questo ritorno e la sua forte esigenza antropologica. S’impone una nuova dialettica:  autoconsumo e libertà di coscienza. L’uno viene garantito dall’altra.  Entrambi però minano l’esistenza stessa dello  Stato che si fa sì garante della libertà di coscienza, ma esso stesso la limita, in quanto è uno Stato che non può garantire l’autoconsumo, visto che  nasce  strettamente ancorato al mercato. La libertà di coscienza quindi non può che essere solo autogarantita, individualmente sul piano materiale, sul piano del fare quotidiano che ha come base il fabbisogno di beni essenziali.

04. gennaio 2012 by esuviana

One Comment

  1. concordo; ti invito a scrivere un articolo per il portale sovrano, http://www.portalesovrano.it
    un abbraccio

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