Fitoalimurgia

Alimentarsi con ciò che la natura ci offre è senz’altro un modo per soddisfare il nostro bisogno di cibo e un’interessante riscoperta delle piante spontanee eduli. La raccolta si può fare in quasi tutti i periodi dell’anno, concentrandosi in primavera ed autunno per l’abbondanza delle varietà presenti. Alla raccolta si coniuga anche la piacevolezza delle passeggiate per i campi e i boschi lontano dai centri abitati, luoghi ideali per trovare le erbe meno inquinate. Una parte del nostro fabbisogno giornaliero di cibo può essere risolto con questa pratica e se abbinata ad un orto (consiglio la tecnica di coltivazione bio-naturale) l’abbondanza è assicurata. Riscoprire antichi e tanti diversi sapori, incoraggia facilmente questa ricerca che definisco la riappropriazione di un ritrovato sapere.

Chi ha la fortuna di vivere in campagna non può sottrarsi a questa antica attività dei nostri avi raccoglitori, legata anche alla cultura contadina, alla capacità dell’uomo di adattarsi all’ambiente, cibandosi in modo naturale e sostenibile.

Propongo qualche notizia storiografica per chi voglia approfondire l’argomento.

Nel 1767 il medico e naturalista Giovanni Targioni Tozzetti,  in seguito alla grave carestia avutasi dal 1763 al 1766, conia il termine alimurgia per indicare la possibilità di poterci alimentare con ciò che la natura ci offre spontaneamente, pubblicando il libro “Alimurgia o sia Modo di render meno gravi le carestie proposto per sollievo de’ poveri ed umilmente presentato … dal dottor Giovanni Targioni Tozzetti”.

Altro studioso che ripropone, durante il primo conflitto mondiale, questa pratica, è  il Mattirolo, che nel suo testo “Phytoalimurgia pedemontana” riporta un interessante censimento di tutte le specie vegetali alimentari della flora spontanea piemontese del tempo.

Oggi gli esperti indicano  20,000  specie vegetali eduli, mentre ci cibiamo soltanto con circa 3000 specie. Purtroppo i condizionamenti del mercato, le diverse condizioni di vita e le scelte culturali, influenzano il nostro modo di nutrirci e urge una riflessione più attenta sulle nostre possibilità/potenzialità di poter scegliere e di poter fare noi stessi esperimento della nostra ricerca alimentare. Consideriamoci dei maleducati consumatori e rivediamo i nostri comportamenti alimentari: non mangiare cibi destagionalizzati e non scegliere incondizionatamente per dimensione, forma ed estetica. Regaliamoci invece sapori e forme vere, cioè non artificiali e preconfezionate dal mercato, ma naturali e donate spontaneamente dalla natura.
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29. dicembre 2011 by esuviana

Comments (2)

  1. sono perfettamente d’accordo; io da quest’anno comincerò a coltivare bio-sinergicamente un mio pezzetto di terreno con l’orto e molti alberi da frutto;

    mi piacerebbe avere tante frutti diversi, anche rari, e sto cercando varietà rustiche della mia zona (Puglia), ma devo dire la verità che si trova ben poco… Anche la semplice mela cotogna, fino a 20 anni fa alberello tipico, ormai è introvabile.

    Anzi, se qualcuno fosse di Ostuni (BR) o dintorni, mi piacerebbe avere la possibilità di scambiarci a mano qualche seme o talea o alberello.

  2. Grandioso;ogni terra;ogni zona ha la sua biodiversità,con il suo evolvere supremo.
    Ogni luogo,ha un suo clima,un suo modo di essere unico e quindi le sue erbe;adatte e perfette per quel luogo;Esse ci nutriranno,ci disintossicheranno,ci cureranno,solo se riusciremo a sentirne il loro flusso energetico e vitale. Quelle erbe (erbacce!!! ) sono lì per un motivo ben più alto del sentire umano.
    Amore incondizionato.
    Impariamo a riconoscere Il flusso.

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