E’ permesso? Scusate… posso riprendermi la VITA?

Il nostro modello economico “anti-ecologico”, eticamente basato sul possesso, sul consumismo, sul potere del denaro e sulla crescita illimitata, ha creato e distribuito fino ad oggi solo crisi, disparità e sperequazioni di ogni genere. Per questo molte persone, stanno risvegliandosi dal loro torpore, chiedendosi se continuare in questo gioco, se tutto ciò sia giusto e quale potrebbe essere una via di uscita.

Mentre questa società costringe i più al doppio lavoro semplicemente per riuscire a sopravvivere, chi invece ha potuto, ha ridotto il proprio reddito, “scegliendo” il lavoro part time in cambio di una maggiore disponibilità di tempo da poter dedicare alla propria esistenza; altri hanno scelto di praticare “un’economia alternativa” basata sullo scambio di servizi e prestazioni di lavoro, mentre ancora in pochi hanno intrapreso la strada dell’autoproduzione / autocostruzione per l’auto-sostentamento; altri poi, afflitti dalla crisi economica, avendo perso il lavoro e trovandosi in seria difficoltà anche in quanto non in grado di rinunciare ai beni di consumo, profondamente disadattati e costretti a convivere con le famiglie di origine, chiedono a gran voce ai partiti politici ed al governo di istituire un “reddito minimo garantito” per tutti.

In Italia il dibattito politico sul tema è caratterizzato da una certa confusione terminologica: due espressioni “reddito minimo garantito” e “reddito di cittadinanza” vengono usate come sinonimi, ma la differenza è sostanziale; il secondo, (reddito di cittadinanza) sarebbe una forma di sostegno al reddito, garantita dallo Stato a qualunque cittadino maggiorenne, sia che lavori o che non lavori, sia che in passato abbia lavorato o che non lo abbia mai fatto, reddito quindi che verrebbe assicurato vita natural durante ad ogni individuo a prescindere dalla sua capacità o disponibilità a lavorare. Cosa diversa è il “reddito minimo garantito”, cui ha diritto chi ha lavorato ed ha perso il lavoro e che è agganciato agli ammortizzatori sociali. Non solo, ma il “reddito minimo garantito” è limitato nel tempo e subordinato alla disponibilità del beneficiario di accettare un’offerta di lavoro o a partecipare a programmi di formazione finalizzati al suo reinserimento nel mondo del mercato.

A prescindere dalla suddetta differenza, il “minimo vitale” mi sembra cosa dovuta soprattutto nella società globalizzata e arrivista in cui viviamo, dove l’arricchimento è consentito a chiunque (in realtà solo in teoria, perché nella pratica poi sappiamo bene che si arricchiscono legalmente solo i più abbienti, gli acculturati e quelli che hanno maggiori risorse da investire, mentre chi vive di onesto lavoro non si potrà mai arricchire!); però, a mio avviso, dal punto di vista morale e della giustizia più che del diritto, il “minimo vitale” rischierebbe di essere dannoso, se non insufficiente, perché costringerebbe gli aventi diritto ad una forma di sudditanza e di sottomissione nei confronti dello Stato e del sistema consumistico in generale. Sarebbe certamente dannoso in quei soggetti disadattati che una volta sovvenzionati al minimo vitale, con i pochi soldi ricevuti dal sistema statale capitalistico, continuerebbero una vita stressante di privazioni, di dipendenza, si nutrirebbero in modo insano e in definitiva sarebbero suscettibili di ammalarsi. Una provvidenza del genere metterebbe solo in pace la coscienza dei ricchi speculatori e malfattori che, avendo elargito l’elemosina ai poveri, si sentirebbero in diritto più che mai di persistere nei loro torbidi affari.

Il “minimo vitale”, purché dignitoso, inteso come “reddito di cittadinanza”, rappresenterebbe invece un bene per tutti gli acculturati e i dotati del senso di responsabilità che decidessero, in piena libertà e consapevolezza, di intraprendere un’altra strada rispetto a quella convenzionale, contraendo i propri consumi e facendo del poco virtù; ma insieme al reddito minimo bisognerebbe che costoro disponessero anche di un “minimo di terra coltivabile” per provvedere alla propria sussistenza e per non essere costretti dunque a nutrirsi male o in modo inappropriato.

Questa è la testimonianza in merito alla questione, del promotore di BIOsCAMBIO (alias_mimmo) laureato in agraria:

“Io, a dire il vero, sarei già in parte uno di questi ultimi, perché ho preferito rinunciare fin da subito ad esercitare la professione convenzionale di agronomo non iscrivendomi all’Albo (ho un’innata repulsione per le caste degli Ordini Professionali e per il perseguimento del profitto ad ogni costo) e ovviamente dopo avere racimolato qualcosa con onesto lavoro manuale (costruzioni in cartongesso), ho deciso poi di autocostruirmi la mia biocasa, e coltivare il mio orto per l’autoconsumo, quali miei “naturali e sacrosanti diritti”, contro ogni restrizione legale che intendeva invece ridurli a privilegio (la figura di autocostruttore non è ancora contemplata dalla legge), quando non a eliminarli del tutto.
Non ho famiglia per cui tutto per me è stato più semplice e quei pochi soldi che riesco ogni tanto a racimolare me li faccio bastare alla grande.

Ho voluto perseguire uno stile di vita il più semplice possibile, soprattutto consapevole del fatto che non mi è pesata alcuna rinuncia: auto, televisore, cellulare, lavoro fisso, denaro, ecc. tutte cavolate che non mi mancano per niente, dato che ritengo importanti ben altre cose (come ad esempio condividere le mie esperienze in BIOsCAMBIO).

E così non ho sofferto neanche gli effetti della crisi economica, dato che sono già attestato ai minimi consumi da sempre.

Ovviamente non è una vita che possono fare tutti: gli insicuri, i fraccomodi, gli ignoranti (nel senso etimologico di “ignorare”), gli incapaci e tutti coloro che hanno solo avuto inculcato nel loro cervello il desiderio del possesso e dell’accumulare soldi (per cui da quest’orecchio non ci sentirebbero mai)… non se la potrebbero permettere! Perché io parto dal presupposto che la gente cosiddetta “comune”, nell’accezione di “convenzionale”, intrisa dei falsi valori sociali, non è in grado di riprendersi la propria VITA, semplicemente perché non sa cos’è oltre a quelle poche cose che già conoscono e per le quali il sistema li ha indottrinati, ma personalmente non posso neanche tollerare di restare passivo e implicato in un mondo o in un contesto che non mi riguarda per nulla!

In riferimento al denaro,  penso che esso non sia solo quel metro di misura, dal valore indotto, di cui parlava il compianto prof. Auriti (tutto giusto quello che diceva), ma diventa uno strumento di potere se e quando è dato in mano a persone determinate a perseguire l’illiceità e l’arricchimento: soldi richiamano soldi fino all’avidità!

Sono ormai più che convinto che soltanto i prodotti del FAI DA TE dell’autoproduzione/costruzione, posseggano un plusvalore intrinseco che non necessariamente dev’essere quantificato in termini economici. E sono partito proprio da questo principio: ci sono dei beni dal valore inestimabile (la cultura, l’ambiente naturale, i semi, gli organismi viventi, l’arte, i sentimenti, gli affetti, ecc,) che non possono essere oggetti di transazioni o di compravendita e tutti noi potremmo tranquillamente attestarci, in maniera parsimoniosa, proprio su questi beni attingendo dalla banca più onesta che esista al mondo, quella che non dà prestito chiedendoti gli interessi, bensì ti dona umilmente e prodigalmente e che si chiama NATURA! E’ un modello quest’ultimo sempre attuale, infallibile e che va assolutamente imitato 🙂

Questo modo diverso di condurre la VITA consiste nel riuscire a fare tutto ciò che ci interessa di più, in piacevolezza, responsabilità, semplicità e gratuità. Naturalmente anche in questo ambito niente è dovuto, ma ogni cosa è sempre una conquista e rappresenta una crescita personale: autocostruzione, autoproduzione, escursionismo, cultura, amicizia, volontariato, ecc., tutte attività che quando ben esercitate e intensamente, richiedono di fatto poche risorse economiche ma impegnano più di un qualunque lavoro e valgono sia socialmente che individualmente più di ogni altra cosa al mondo. Ed è così che diventa piacevole “sprecare” il tempo, senza essere costretti a dover monetizzare (come si fa oggi addirittura per gli hobby), anzi dando al denaro il valore e l’importanza che siamo disposti di volta in volta a dargli, in quanto legato esclusivamente alle ordinarie necessità del momento e non quindi non più al suo stra-ordinario potere di acquisto anche per le cose futili.

Personalmente penso che non esistano soluzioni studiate a tavolino ai problemi esistenziali o sperare di realizzare una “rivoluzione culturale” con la gente ignara, immatura e inconsapevole, solo perché qualcuno, il solito superdotato di turno, ci viene a proporre “il modello di vita perfetto”, che poi non esiste dato che il mondo è a immagine e a misura di ciascuno di noi…

Ho capito che il problema fondamentale del denaro è lo stesso di quello della politica e cioè la “delega”! Così come in politica deleghiamo altri a fare i nostri interessi (principio egoistico e immaturo), allo stesso modo col denaro, normalmente, deleghiamo gli altri a fornirci quelle stesse cose (beni e servizi) che, in buona parte e in molti di noi, avremmo potuto realizzare anche da soli, se solo avessimo messo a frutto le nostre esperienze e ci fossimo messi nell’ottica di una cultura personale, critica e consapevole della VITA.
Di quella VITA cioé quale “diritto inalienabile” dovuto a qualunque essere vivente sin dalla sua nascita e non di qualche cosa da guadagnarsi, magari attraverso un improbabile accesso o diritto al lavoro: chissà quanto impiegheremo a superare certe sovrastrutture mentali che ci incatenano al denaro e a certi stili di vita, assurdi, contraddittori e fallimentari che non avremmo mai scelto.

Solo se rifiutiamo l’idea del denaro che decide chi vive e chi muore, possiamo pian piano uscire da questo “mondo della sopravvivenza”, riscrivendo i nostri destini; è solo rifiutando i ruoli a noi predestinati e che siamo condannati a vivere contro la nostra volontà e la nostra dignità umana, che riscopriremo il vivere senza paura, come quell’incessante susseguirsi di processi e di edificanti esperienze che ci permetteranno di aprirci a più grandi, innovative e imprevedibili soluzioni per il bene nostro e di tutti.”

E queste stesse convinzioni hanno spinto anche me ad “imparare l’arte e a mettermi da parte”, come abitualmente dico agli altri quando devo parlare di me e descrivermi… consapevole del fatto che il vero cambiamento non può che provenire da noi stessi!

Rosella Federigi (esuviana)

About esuviana

Laurea in filosofia. Insegnante. Amore per la vita agreste.

09. Novembre 2014 by esuviana
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