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“L’orto delle differenze”: l’incontro a Lucca con Dhartisatra di BIOsCAMBIO

Il 13 maggio scorso il programma della Associazione “I giardini del futuro” presso la Biblioteca Civica Agorà di Lucca, ha proposto un’altra bella iniziativa sotto l’insegna della biodiversità: “L‘orto delle differenze.

È intervenuto sul tema il dr. agr. Domenico Vitiello (Dhartisatra) che è anche il fondatore dei  progetti BIOsCAMBIO e Anticopyrightpedia.

La biblioteca ha sede nell’ex convento dei Padri Serviti costruito intorno al 1300 dall’Ordine dei Servi di Maria, col suo bel chiostro quattrocentesco divenuto oggi luogo ideale di incontro e di scambio culturale.

La lezione ha intrattenuto i partecipanti dalle ore 10 alle 12 con uno scambio proficuo di informazioni e riflessioni sulla posizione dell’ uomo nel ciclo della Natura e  della sua relazione-connessione con le piante e con il suolo.

La biodiversità introdotta dalle parole di Dhartisatra, ha toccato molte questioni dell’agire umano e di quella concezione della massimizzazione della produzione che ai fini del mercato predilige la monocultura a discapito della ricchezza varietale della coltivazione sinergica e pluricolturale.

Egli esordisce con la massima di G. B. Vico (filosofo napoletano del ‘700 e suo conterraneo):

Gli uomini prima sentono senza avvertire, dappoi avvertiscono con animo perturbato e commosso, finalmente riflettono con mente pura

Con essa invitava subito i partecipanti a riflettere sul fatto che la riflessione e quindi la saggezza, così come sosteneva il filosofo G.B. Viconon potevano giungere se non alla fine di un percorso di conoscenza e di esperienza dell’intimo rapporto tra noi ed il resto del vivente che ci circonda (tutto è vita, perché tutto vibra, compreso i minerali) confidando nella grande capacità innata umana di saper cogliere la sua giusta dimensione e collocarsi al posto giusto nella catena della Natura.

Si è più volte sottolineato che la Natura ha in se’ la varietà cioè la biodiversità e un proprio ordine-disordine funzionale, citando Fukuoka e la sua filosofia.

Il metodo di Fukuoka si ispirava al concetto del Mu, “senza, nucleo dell’insegnamento del Buddhismo Zen. Fukuoka si riferiva, infatti, alle sua pratica di coltivazione come “agricoltura del non fare”. Per lo Zen l’Universo è in un costante divenire, in cui ogni cosa avviene spontaneamente. Per questo, si ritiene che il miglior modo di agire sia “senza” agire, lasciando libero quel meccanismo di autoregolazione che può manifestarsi soltanto se non gli si fa violenza, una sorta di armonia già insita nell’esistente.

Nell’Universo della Natura tutto esiste e vive e tutti gli esseri viventi, ha ribadito il dr. Domenico Vitiello: animali, piante, minerali, sono correlati e agiscono in risonanza e soltanto l’uomo, insiste col voler sottomettere la terra attraverso le coltivazioni intensive e lo sfruttamento indiscriminato e intensivo del suolo e dell’aria, generando impoverimento e uccidendo la sua stessa naturalità e capacità di rigenerazione.

Tuttavia l’osservazione, il rapporto quotidiano con l’orto, e perché no, la contemplazione della Natura, portano alla saggezza e a quella forma di spiritualità di cui è intrisa la materia tutta. Lo stesso nome in sanscrito di “Dhartisatra”, composto dalle tre parole dharti (terra) sat (spirito) (dono) e datogli in un “sogno lucido” dal maestro Ramana Maharshi, sta a significare:

lo spirito come dono della terra” e viceversa la terra quale dono dello spirito

Le esperienze della coltivazione dell’orto sinergico adiacente alla biblioteca, sono state un altro spunto per ricercare insieme nuove soluzioni di coltivazione suggerendo ad esempio la consociazione di piante ortive tradizionali con piante alimurgiche, cioè le spontanee selvatiche eduli: farinello (Chenopodium album), strigoli (Silene alba), ramolaccio (Rhaphanus raphanistrum), cicoria selvatica (Cichorium intybus, piantaggine (Plantago lanceolata), piattella o ingrassaporci (Hypochoeris radicata), sono solo alcuni esempi di piante da inserire e da utilizzare quotidianamente nell’orto.

Oltre alla pacciamatura fatta con la paglia, che agevola la crescita delle piante coltivate (mentre controlla quelle non desiderate) e mantiene l’umidità del suolo, la fertilità può essere alimentata con la decomposizione delle sostanze prodotte dai residui delle piante ortive depositate lungo i filari.

L’incontro si chiude con una originale affermazione di Dhartisatra all’insegna della maggiore “coscienza dei vegetali”:

“…lo stesso Budda aveva scelto di meditare non a caso in posizione di loto, mostrando cioè solo la metà superiore del corpo in postura eretta, proprio come i vegetali espongono solo il fusto eretto e la chioma, imitando quindi l’albero della Bodhi (ficus religiosa) e sotto il quale (sempre non a caso) ricevette poi l’illuminazione e il risveglio interiore!” 

 

18. maggio 2018 by esuviana
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Bioscambio a Verdescambio (Livorno)

BIOsCAMBIO ha condiviso l’iniziativa Verdescambio promossa da Garden club di Livorno giunta quest’anno alla sua VII edizione.

Il 21 aprile presso il museo di storia naturale di Livorno, parco dei platani, la rappresentante Rosella Federigi (esuviana) di BIOsCAMBIO ha partecipato  a “Verdescambio”, portando i propri semi autoprodotti da scambiare con semi, talee o piante di altri partecipanti.

Lo scambio è avvenuto  nel giardino di Villa Henderson, la sede del Museo di Storia Naturale del Mediterraneo di Livorno.

Si è trattato di un’iniziativa  appassionante e piacevole, rivolta a tutti gli amanti delle piante e a chiunque abbia potuto partecipare.

Esuviana ha mostrato e scambiato la propria raccolta di semi autoprodotti di piante ortive: cipolla rossa di Lucca Igp, zucca moscata di provenza, zucca luffa, pomodoro principe borghese, valeriana, psillio, inoltre hanno riscontrato molto interresse i semi  delle piante alimurgiche: ramolaccio, farinello (chenopodium album), che vengono coltivate insieme alle piante ortive convenzionali, esempio di come alcune piante eduli rustiche e selvatiche possano rientrare nella coltivazione ortiva di un orto sinergico con buona crescita di tutte le piante coltivate e di arricchimento del suolo.

Anche la raccolta campione dei fagioli è stata apprezzata, soprattutto per la loro gradevole forma estetica “socera e nora” igp della Calabria,  e con piacevole sorpresa da Mimma Pallavicini che ha riconosciuto i propri fagioli, un tempo scambiati con aliasmimmo di bioscambio.

Questi fagioli campione sono stati riprodotti da altri membri di bioscambio con il proposito di mantenere la loro vitalità.

All’iniziativa è intervenuto Carlo Pagani, il maestro giardiniere che sta promovendo il giardino selvaggio,  il giardino fuori dai canoni tradizionali, in quanto l’apparente disordine delle piante selvatiche viene poi ordinato dalla bellezza della stessa selvatichezza. È un modo nuovo di intendere il giardino da condividere con la natura, risparmiando acqua, tempo e mano d’opera.

 

 

 

 

 

 

La giornata si è conclusa con una piacevole merenda!

07. maggio 2018 by Dhartisatra
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Benvenuti in BIOsCAMBIO.

BIOsCAMBIO è la comunità a-commerciale (nel senso sia di non che anti commerciale) degli autoproduttori e autocostruttori per l’autosostentamento, dedita al dono-scambio di semi autoprodotti, nonché materiali di propagazione vegetativa e quant’altro possa tornare utile all’autoproduzione per l’autoconsumo, oltre, naturalmente a idee, proposte e suggerimenti colturali.

L’autoproduzione (di beni agricoli e non) essendo finalizzata all’autoconsumo per l’autosostentamento è pertanto estranea a qualunque attività di impresa: in quest’ultimo caso, infatti, “l’autoconsumo” rappresenta solo una delle voci contabili ed è assimilabile ad una cessione (vendita) dei beni prodotti (fatta ovviamente a se stessi) che genera, pertanto, ricavi imponibili ai sensi dell’art. 85 co.2 del Tuir sottoposti tanto alla tassazione delle imposte dirette (IRPEF) quanto al trattamento IVA).

Intendo subito chiarire che il DONO-SCAMBIO non va confuso col BARATTO : anche se sembrano due cose simili, quest’ultimo (cioé il baratto) è ancora una forma commerciale, sebbene la più arcaica, che tuttavia ricalca gli stereotipi dell’economia consumistica imperante, focalizzandosi, piuttosto che sul “dare”, sull’atto del “ricevere” e dunque sul desiderio di possesso del bene disposti a scambiare e sul suo valore commerciale. Il dono-scambio che si pratica in BIOsCAMBIO, in pratica è il contrario del baratto: è cioè quella pratica basata sull’esempio che ci viene offerto dalla stessa madre Natura e che consiste nel “dare gratuitamente e in maniera incondizionata”  e quindi finalizzata più che altro allo spossesso del bene che si dona,  laddove il ricevere è solo la normale conseguenza dell’atto del “dare” quando fatto spontaneamente e solidalmente, senza fini di utilità personale e magari dando più di quanto non si sia interessati a ricevere.

Per questo motivo il sito è all’insegna dell’ anticopyright e nell’iscriversi il nuovo utente accetta esplicitamente di rinunciare ai propri diritti d’autore su tutti i contributi che andrà a pubblicare sia sul Sito web che sul Forum, i quali contributi ricadranno automaticamente nel PDA (Pubblico Dominio Antiscadenza), per cui potranno essere liberamente riprodotti da terzi senza l’obbligo di chiedere l’autorizzazione ai rispettivi autori e nella speranza che ne venga almeno citata la fonte quale forma di onestà.

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Domenico Vitiello  (alias_mimmo)

16. dicembre 2011 by Dhartisatra
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In crescita la città verde: progetto AV Urban Farming

(Traduzione dell’articolo Growing a green city  pubblicato sulla rivista”AV Today” di marzo-aprile 2015)

  Avete camminato di recente intorno al municipio (di Auroville)? Potreste essere sorpresi da quel che si vede. Immerso in quella densa zona urbana, circondata su tutti i lati da edifici, si possono trovare giovani piante di banane, magnifici buganvillea arrampicati sulle pareti di Citadines, un consistente orto, e un sistema di irrigazione a goccia che fornisce acqua a giovani alberi da frutto. Il team che sta dietro questo lavoro fa parte del movimento di verde della città e di ‘crescita delle persone’. E non c’è posto migliore per lanciare l’iniziativa Auroville Urban Farming (Centro città) che il centro amministrativo della città.

Pyrostegia venusta

“Pioggia sovramentale” (Pyrostegia venusta) coltivata sui balconi di Citadines

  Un anno fa, dei ricercatori canadesi vennero a Auroville e condussero una valutazione del “verde” in città. I loro parametri di “verde” andavano oltre l’ammontare della copertura forestale e piantagioni verso l’includere l’emento umano, come la presenza di spazi condivisi ed attivita’ inter-generazionali e interculturali aperte a tutti.

Mappa del progetto AV Urban FarmingDidascalia immagine: la mappa mostra queste aree come definite da un’analisi Permaculturale delle zone, che è un metodo utilizzato per organizzare il soggiorno / spazio di lavoro in modo da ridurre il consumo energetico e aumentare l’efficienza. I numeri di zona sono relativi alla frequenza di utilizzo e alla loro importanza nella nostra vita.

 Conclusero che la zona circostante il municipio era quella più verde della città quale posto migliore per sperimentare l’agricoltura urbana, o il processo di coltivazione, trasformazione e distribuzione di cibo nelle aree urbane a livello di quartiere. “Anche se l’agricoltura urbana è una pratica comune e ben nota in tutto il mondo, spesso dobbiamo ancora spiegarlo agli Auroviliani”, dice Ricky, un volontario a lungo termine e il conduttore del progetto.

 Il progetto Auroville Urban Farming (Centro città), adesso ha già un anno ed è un esempio di modello integrato di paesaggio urbano sostenibile con particolare riguardo alla produzione di alimenti biologici, compreso TDEF (Tropical Dry Evergreen Forest) di piante resistenti alla siccità, ornamentali, frutticole e ortive, piante medicinali e rampicanti. Il team ha identificato quattro aree differenti all’interno dell’area amministrativa del centro della città. Ogni area ha il potenziale di diventare un modello di autoproduzione, in base ai diversi usi e necessità dei propri beneficiari.

 Un’area sarà destinata a una foresta alimentare e ha già iniziato ad evolversi. Lavorando in stretta collaborazione con Jeremy, residente della comunità di Existence Forest, il gruppo sta creando una foresta alimentare, producendo cibo negli spazi liberi tra gli alberi, dove la luce solare è limitata. Lo scopo è di realizzare una foresta alimentare di cibo sano, e poi invitare i forestali sul luogo per ispirare e mostrare loro come fare a loro volta.

 Un’altra area si concentrerà sulla produzione di cibo sui tetti, col giardino pensile previsto per Mitra Youth Hostel e Citadines come modello. Se un giardino pensile può essere già coltivato sul tetto di un edificio con una popolazione che cambia continuamente, potrebbe ancora di più essere replicato in Auroville nei condomini con residenti a lungo termine. Questo tipo di lavoro sta procedendo secondo le linee avviate da Auroville Collaborative.

 Un’altra area ancora si svilupperà intorno all’aspetto educativo, utilizzando lo spazio aula a Mitra Youth Hostel per realizzaare workshop, conferenze o manifestazioni in agricoltura urbana. Sebbene workshop ufficialmente non siano ancora iniziati, ci sono state visite informali dei giardini e degli eventi partecipativi per i volontari per trapiantare le piante.

 Una zona cuscinetto tra l’abitato e l’area amministrativa, ancora in fase nascente, è un corridoio verde che ospita una combinazione di specie ornamentali, TDEF, medicinali e piante ortive. Esiste già un giardino-orto ben tenuto dietro l’edificio SAIIER con melanzane, fagioli, banane, spinaci, mais, pomodori, ananas, ibisco, papaia, Thulasi, e altro ancora. Il resto del territorio è stato piantato a fasi. Questo corridoio verde testimonia la collaborazione tra i vari soggetti, tra cui gli amministratori del Municipio, Inspiration, Mitra Youth Hostel, Citadines, La Maison Des Jeunes, SAIIER ed Existence. Si spera di dimostrare come attraverso un’intelligente integrazione paesaggistica, una delle zone più popolate della città possa anche contenere la vegetazione più densa e varia.

 Il team che sta dietro il progetto è composto di individui con interessi e provenienze diversi. Riccardo, un ventitreenne volontario italiano a lungo termine, è arrivato ad Auroville nove mesi fa per studiare la sicurezza alimentare di Auroville per la sua tesi di specialistica. Ha scoperto che quando il piano cinquennale di sviluppo agrario non si è manifestato, la sicurezza alimentare di Auroville rimase praticamente inalterata, nonostante tentativi come Localicious, gruppo che lavora per promuovere progetti di CSA (Community supported agriculture), come il mercato degli agricultori schemi per il pranzo vantaggiosi.

Egli ritiene che qualsiasi piano per la sicurezza alimentare in Auroville debba responsabilizzare l’individuo a impegnarsi attivamente nell’autoproduzione alimentare. Dopo aver presentato la sua tesi, Riccardo tornò ad Auroville per cominciare a manifestare questa idea, messa a fuoco per ora sulla messa a punto dell’organizzazione, raccolta fondi, conciliando il mondo accademico con gli aspetti pratici del progetto.

 Un altro del team, sviluppatore a lungo termine, è Luigi, il cui doppio amore per l’estetica e lo sviluppo agricolo trovano finalmente modo di unirsi in questo progetto. Egli si impegna a dimostrare la tesi che “con la costruzione di una città a più strati, possiamo aumentare il verde”.

 Fanno parte del team Senthil, che bada a mantenere la comunicazione tra i membri del team facile e scorrevole e Brian, che sta iniziando a documentare e costruire un quadro di riferimento che consideri l’agricoltura urbana come parametro per i futuri sviluppi urbani. Poi c’è il volontario Roberto che si prende cura della grafica (media) e contribuisce a costruire giardini, così come l’auroviliano Gino, che si concentra sull’aspetto educativo, organizzando tour nei giardini e laboratori sul percorso del cibo prodotto dal seme fino ad arrivare in tavola per ritornare alla semina. “E, soprattutto, gran parte del lavoro pratico del progetto, come ad esempio l’installazione di tutti gli impianti d’irrigazione a goccia”, spiega Riccardo, “non sarebbe possibile senza la collaborazione del nostro caro amico Jaiakash giardiniere di Citadines che tiene molto bene il passo con tutti questi sforzi innovativi”.

 Anche se il progetto è nuovo, uno delle più grandi sfide finora è come utilizzare l’acqua per le piante nel modo più appropriato. I membri del team hanno installato un sistema d’irrigazione a goccia all’interno del corridoio verde, con la prospettiva di riuscire a coltivare in futuro solo utilizzando acqua piovana o acqua di scarico dai sistemi di trattamento. Se questi intendono utilizzare le acque reflue, allora bisognerà lavorare con i residenti anche per affrontare la questione di ciò che viene immesso nello scarico. Anche utilizzando l’acqua solo per gli alberi da frutto, il team dovrebbe lavorare per aumentare negli altri la consapevolezza che l’acqua che utilizziamo in cucina e nel bagno, alla fine, può essere usata per produrre il nostro cibo. E dato che crescerà cibo in abbondanza appena fuori porta di casa, ha senso anche insegnare ai residenti a cucinare cibo locale e su come ad esempio preparare steli e fiori di banano.

Banano (Musa paradisiaca)

 Pianta del banano (Musa paradisiaca) coltivata nella foresta

  Il team si ritrova ad affrontare una sfida similmente a molti altri start-up di Auroville: la mancanza di risorse umane e la mancanza di sostenibilità finanziaria a lungo termine. Per ora è un invito aperto a tutti coloro che vogliono apportare le loro competenze e le energie a favore dell’agricoltura urbana. Per quanto riguarda i finanziamenti, ci si affida sugli sforzi di raccolta fondi come il crowd-funding per sbarcare il lunario.

 Finora la risposta al lavoro è stata assolutamente positiva. Il lavoro delle squadre incaricate a ciascuno argomento è soddisfacente. Il complesso delle relazioni instauratesi inizialmente è stata una parte importante: “Vengono prima gli amici e poi il lavoro”, dice Riccardo. E la risposta da parte della comunità è stata anche positiva, come quando 42 persone si presentarono per una passeggiata al progetto organizzato da AV Green Centre. Raccogliere il sostegno della comunità non è solo importante, è fondamentale. “Questo è un progetto collettivo”, dice Riccardo. “Il nostro obiettivo non è solo quello di produrre cibo. Il nostro obiettivo è di dimostrare che non dobbiamo fare affidamento sui mercati esterni. Consiste sia nel piacere di coltivare il cibo, che nella capacità di autosostentamento in caso di problemi di approvvigionamento dall’esterno. Si tratta cioé, di sovranità alimentare”.

 Tutto il cibo prodotto nel corridoio verde sarà gratuito per chiunque verrà a usufruirne. Ciò consentirà di aumentare la sensazione di abbondanza e benessere generale nella zona. “Autoprodurre cibo è già un bene, ma la produzione contemporanea di un benessere ambientale è ancora meglio“, dice Luigi. “Vogliamo fondere insieme bellezza, crescita delle piante alimentari, e un uso ottimale di acqua – in pratica un sistema olistico. Vogliamo migliorare la qualità della vita in queste zone. In ultima analisi si tratta di trovare un’armonia tra la natura, gli esseri umani e lo spirito e l’agricoltura urbana è solo un momento di una ricerca molto più grande “.

 Per saperne di più sul progetto Auroville agricoltura urbana (Centro città), si prega di visitare il sito www.avurbanfarming.blogspot.in mentre quest’altro è il link per poter scaricare il file pdf informativo (in inglese) per le donazioni.

 Ing-Marie

12. giugno 2015 by Dhartisatra
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My Journey to Auroville and the Urban Farming Project

(For the version in Italian please click here )

Andare in India (copertina)

It was the second half of the 70’s when I decided for the first time to go to India, perhaps after having read the booklet n.4 of “ Going to India (“andare in India”), published in 1974 as a supplement to a magazine called “Alternative Press” (Stampa alternativa); there, for a number of reasons, such as lack of money and the fact that I was still a minor and the risks of hitchhiking, the dream did not manifest.

Was it better this way?.. Who can say? Maybe I would not be here today telling you these things, and perhaps I should be thanking my friends, who with strength dissuaded me from embarking on such a crazy adventure, and convincing me that probably I would not have reached the destination (not to mention the return to Italy!). It would have been a difficult journey, absolutely impossible to do it as a hitchhiker.

Tramonto sopra le nubi

So, 36 years later, when I least expected it (yes, as things happen when we least expect them ) I was finally able to initiate this dream of a long trip through South-East India toward the state of Tamil Nadu, with Auroville as a destination, where I stayed for 5 weeks.

I say “long trip”, but actually there is no comparison between the adventurous hitchhiker trip planned at the times when I was a youngster, and this one. Now I was “comfortably” sitted in an International flight for only 10 hours, even though with 3 layovers! But I can guarantee that it was all worth it, so much that I can say I will return!

Completamente immerso nella sacra Natura del "baniano" (Ficus benghalensis)

 

Once arrived in India I immediately received a warm welcome from those few friends of Auroville whom I had already contacted from Italy. Out of these my dear friend “Ishta Devata”, a very spiritual person (of Belgian origin), who has helped me a lot to organize my travels: Ishta I am very thankful!

Ishta Devata nel canyon (Auroville)

But once there I met many more people. Truth be said, I had already made friends before arriving to India, on the airplane, by talking to other Italian passengers such as Paolo Magnani (from Emilia), a very sweet guy interested, like me, to Sri Aurobindo’s Spirituality. He was travelling with some friends for a tour of South India, and we were supposed to meet a few days after in Auroville. Unfortunately I did not imagine, that already the day after I would have changed phone card with a local number, in order to save money and to facilitate the contacts with the Aurovilian friends during my time in India: hence, Paolo and friends, in case you are reading this, I apologize to you and I invite you to contact me by email! Thank you 🙂

Luigi (Zanzi)

Out of the Aurovilians I met a very nice and friendly Luigi (Zanzi) whom, contrarily to me, was one of those who really left to India hitchhiking in 1972, from his hometown of Ravenna. Not only he safely arrived in India, but also he decided to stay! Thus a long-standing Aurovilian, who has now become one of the administrators of the city in the making, and he’s now living in a community of Auroville called “Citadines” (Auroville is constituted by around 134 smaller communities scattered in the area). He is practically the person responsible for throwing the basis of the Urban Farming Project, as he’s always been interested to reconcile in the best ways the urban development of the city (a development that is indeed mediated, but always impactful) with an ecological spirit of the teaching of master Aurobindo, as he himself told me when we had a chance to talk in his favourite spot, in the open: two massive natural rocks of a dark colour, well polished, on which he loves to sit and entertain guests in the community gardens. In that spot, Luigi told me, along other things, that he had been one of the pioneers of Auroville, and a good collaborator of the architect Roger Anger, the main planner of this city wanted by Mère (of whom he married a niece), with his characteristic spiral form. This galaxy plan has rays which he calls “lines of force” in which different habitat and residential building will be developed, all of a low height and completely immersed in the green of flourishing gardens, within a large forest. The forest itself was reintroduced, following a miraculous effort by the pioneers to convert this deserted land following the inauguration of Auroville in ’68.

Auroville

Anger was also the main designer of the famous Matrimandir, a spherical building dedicated to Mère (Mira Alfassa) and placed at the centre of this city-galaxy of which it represents the core and the spiritual heart. This is the privileged space for meditation and contemplation for the Aurovilians, along the Aurobindo Ashram in Pondicherry where himself and Mère are buried.

As I was describing at the beginning, I stayed there for 5 weeks, and already in the first week, due to the special magic that resides in Auroville due to its spiritual research and volunteer practices, I met (in order of appearance): Roby (Roberto), Ricky (user Jaof on BIOsCAMBIO), both long term volunteers along the already mentioned Luigi and finally the young Aurovilian Jeremy; all making up the team of the Urban Farming Project.

Matrimandir (Auroville)

Ricky (sinistra nella foto), un amico indiano e Roby

A few words with them were enough to tune in and this way in a few days, with a big surprise for me, I was nicely introduced into the team!

The Urban Farming (City Centre) project represents much more than the ordinary Transition Town because, contrary to the latter, the transition is starting from Nature (largely uncontaminated, wild in some areas) toward a new form of urbanization that ought to be a “full immersion” into Nature. This will be done through the identification and development of human activities as compatible as possible with Nature, in a continuous relationship of “ research of the daily life” as experiences of knowledge lived in an innovative way for our spirit; it is not the experience of the Transition Town of the western metropolis, refusing its old industrial-economic model, although partly dependent on it, which is trying to collect and unite small island of alternative and collective green habits in order to gain back a relationship with nature nowadays lost to a mentality of profit. This old model has nature as only an urban kit, even when the goal is to link it to a more sustainable approach of alternative economies, including the approach of self-production and self-reliance.

Allestimento collettivo di orto (antistante la casa di Sara)

In Auroville the main connective tissue is “the forest”, which continues to be the leading actor, and in its biodiversity it maintains its original character of an unique and complex organism, always in balance and that enriches itself as new scattered organic forms, included the urban one, grow and evolve in a plot made of human settlements, gardens, pensile green horticultures, as living forms of “lived green”.

It is a relationship with nature that does not resemble the parasite behaviour of humans, who is trying to surpass its condemnation of life-long consumer, earning a relationship of symbiotic, mutualistic and evolutionistic organism, where man becomes the new species as hoped for by Aurobindo. Here man renounces its role of imposer and takes part in the universal process of nature in a mindful way, aware of being only one species together with a myriad of other organic and inorganic forms of life and, by paying attention not to exceed its protagonist role to the detriment of other living beings tries to relate with their essence, from the depth of its spirituality.

Statua di Sri Aurobindo (Savitri bavardh - Auroville)

So, the same self-production of organic foods of the Urban Farming (City Centre) project of Auroville is not finalized at the mere self/reliance of humans in an urban settlement, but the organic horticultural activities become a pretext to learn and deepen lessons of solidarity, abundance in richness and intensity of life. This our prodigious nature teaches us through its higher organisms, the vegetable organisms, who are wiser and autotrophic, who had since the beginning of life the intelligence to develop a way of living with an ecological foot-print “ inferior to 0”, using intelligently all 4 elements of nature such as water, air, fire (understood as sun light) and earth, managing to feed, directly or indirectly, the whole ecosystem.

Musa paradisiaca (banano) e Carica papaya

The Urban Farming project is not the only project that arouse my interest: there is a plan to collaborate with my friend Santo (another dear long-standing Italian Aurovilian) of the Botanical Gardens, for the design of a small aerobic depurator (nitrate/de-nitrate process) for the treatment of the dark waters and the saving of “muds” to be used for the production of composted soil for the nursery. In this way the human produced organic waste, generated by the town (in nature there is no such thing as waste as we speak of organic materials) is turned into a resource. Finally, I can foresee my collaboration with Gilles of Auroville Bamboo Centre about a project of self-construction of low cost houses in bamboo, useful to aid the settlement of the young newcomers who have limited financial resources.

Casa in bamboo (AV)

On the other hand, from this first trip to India, I really had a chance to get to know and appreciate the other face, still undiscovered of Nature in a sub-tropical setting, still based around the simple life of Indian villages (albeit all those hygienic short-comings and social contradictions), an environment rich in bright colours, intense smells and tastes and, for me, as I am a lover and attentive observer of these things, it was truly like getting to know the other hidden side of the moon!

Vanakkam.

Dhartisatra (alias mimmo)

Per chi avesse intenzione di collaborare al progetto di volontariato AV Urban Farming con una propria donazione, può andare a questo link dove vengono indicate le modalità, ricordandosi però di specificare nella causale del versamento “Urban Farming Project“.  Grazie di cuore!

07. maggio 2015 by Dhartisatra
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A Foggia PIAN-TI-AMO: percorso teorico-pratico di agricoltura bio-naturale

Per-corso teorico pratico di agricoltura naturale

12. aprile 2015 by Dhartisatra
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L’autocostruzione della Scuola-Villaggio Iqbal Masih (FG)

Presentazione del progetto Scuola-Villaggio Iqbal Masih

11. aprile 2015 by Dhartisatra
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Incontro con alias mimmo ed esuviana di BIOsCAMBIO

Ostello il Gruccione

Locanda del Tempo Ritrovato

Cucina di territorio cultura convivialita’

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Localita’ San Genesio di Bacedasco Basso 29010 Vernasca (PC) http://ilgruccione.info

0523 1880641 / 333 8642100 / 329 7451258

SABATO 28 MARZO 2015

PER LA NASCITA DI UN ORTO PARTECIPATO

ore 15.30 presentazione del progetto BIOsCAMBIO e incontro sul tema biodiversità e autoproduzione

ore 16.30 merenda offerta dall’Ostello con prodotti del nostro forno e bevande

ore 17.00 semina e autoproduzione del seme in purezza

conducono

Domenico Vitiello, laureato in Scienze Agrarie e promotore del progetto BIOsCAMBIO

Rosella Federigi, laureata in Filosofia

entrambi del GASeS di Pisa (Gruppo di Autoproduzione Solidale e di Scambio) e coinventori del nuovo metodo delle bottiglie semenzaio

L’incontro è gratuito

Per chi si ferma a cena: pizzata ad equo costo euro 10 (pizza, bevanda, caffé) Per chi si ferma a dormire: in stanza, euro 25 con colazione Bio oppure in ostello (senza lenzuola) euro 15 Per chi si ferma domenica: pranzo a euro 18 (antipasto, primo, secondo, dolce, bevande escluse)

Links per scaricare la locandina:

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Formato DOC

10. marzo 2015 by Dhartisatra
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Collaboriamo alla costruzione della Scuola-Villaggio auto-sostenibile IQBAL MASIH!

Voglio sottoporre all’attenzione degli utenti e dei lettori di BIOsCAMBIO la coraggiosa e intelligente esperienza che stanno eroicamente portando avanti i cari amici  foggiani del Centro COSE (Cultura, Occupazione, Società, Educazione) di via del salice 45 – Quartieri Settecenteschi – 71121 Foggia Tel. 0881723129-3273811438 centrocose@gmail.com, col loro progetto “OfficineIQBAL“: l’idea è quella di costruire una Scuola-Villaggio dedicata a Iqbal Masih, di una scuola cioé  a forma di villaggio, auto-sussistente, con tutte le attività tipiche di un villaggio.


Casa cantoniera sede della futura “Scuola-Villaggio Iqbal Masih”

Video presentazione del progetto

Uno dei promotori di questo progetto è il nostro caro utente “antonio” (Antonio Fiscarelli), dottorando in Scienze dell’Educazione presso l’Univerité Lumière Lyon 2, col quale ho avuto modo di scambiare diverse opinioni per email a proposito del progetto  relativamente al discorso autoproduzione/autocostruzione…

Nello scorso agosto, con il ricavato della vendita di ortaggi, in parte autoprodotti e in parte messi a disposizione da Nonno Raffaele, insieme ai contributi di alcuni amici, il gruppo dei valorosi foggiani ha racimolato la somma di € 500 versata come caparra per “ri-acquistare” (come giustamente hanno scritto) un bene comune di valore storico, una casa Cantoniera (sede della futura scuola) che la Provincia di Foggia stava svendendo insieme a diverse altre.

Hanno allora pensato bene di ricorrere al crowdfunding di “Produzioni dal basso”, affidandosi al buon cuore dei volenterosi sia per racimolare la restante somma di € 4.300 per concludere l’acquisto + 2.500 € di spese notarili, sia per pubblicizzare il progetto in vista di un sostegno operativo anche da parte di altri volontari disposti in qualche modo a collaborare per la realizzazione del progetto.

Oltre al video di presentazione autoprodotto e la già citata pagina di produzioni dal basso, ulteriori approfondimenti del progetto si possono avere sull’apposito blog officineIQBAL e sulla pagina facebook del centro/COSE: io ho già dato il mio piccolo contributo economico e invito tutti gli altri a fare altrettanto, perché anche solo un piccolo contributo può essere un grande apporto morale e materiale ai nostri impavidi e volenterosi amici 🙂

Cosa dire dunque: non mollate ragazzi e in bocca al lupo!

Ciao, Domenico

24. febbraio 2015 by Dhartisatra
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BIOsCAMBIO continua…

Dopo il mio annuncio di chiusura del sito del 25 giugno, diverse cose sono accadute in questi ultimi 5 mesi: l’entrata in campo del nuovo amministratore globale “alegue” (Alessio), che tanto si sta prodigando per il sito (e che ringrazio pubblicamente) fino alle, seppur poche ma sincere, testimonianze di apprezzamento da parte di stimatori e affezionati, finanche sconosciuti. Tutti loro mi hanno scritto in privato esprimendomi, oltre al proprio rammarico, anche concordanza circa la mia critica negativa alla rete internet; in definitiva mi hanno espressamente invitato a recedere dalla mia decisione di chiusura del dominio e colgo l’occasione per ringraziarli sentitamente.

Ho avuto modo di riflettere sulla questione e rimango sempre del parere che la rete internet, coi suoi vari network commerciali, sia scaduta a un grande “luogo comune”, un sistema di integrazione al pari se non addirittura peggiore degli altri mass media, ostentando una sorta di libertà di azione che è vera solo in apparenza.

E’ chiaro che quanto propone BIOsCAMBIO (che preferisco definirlo un servizio in un ambito già attuale piuttosto che un progetto da realizzare) ha a che fare solo con il puro senso della solidarietà, essendo totalmente al di fuori di ogni logica convenzionale e di quel vivere politico-sociale basato invece sull’interesse commerciale e sul profitto. Mi sono nel frattempo persuaso che, tanto per restare in tema di “biodiversità”, ogni forma, per quanto minima e insignificante, abbia diritto di esistere e partecipare agli eventi per quel che è; e in questo senso BIOsCAMBIO, in quanto spontaneo organismo vivente, evidentemente, ha più che mai ragione di continuare ad essere, insieme a quegli altri pochi siti davvero “gratuiti e alternativi” proprio in opposizione a questa deriva della rete; e aggiungerei di continuare ad esistere nella maniera più semplice ed efficace possibile, senza proselitismi e trionfalismi, ma semplicemente con l’esserci, umilmente e nella propria essenzialità e funzionalità, scevri da ogni interesse economico.

Nel decidere individualmente per la chiusura del sito, anche se forte delle mie buone ragioni, stavo di fatto prevaricando gli altri utenti, contraddicendo la pratica dell’autogestione che io stesso ho predicato e voluto sin dall’inizio e stavo commettendo solo un atto di presunzione nei confronti degli altri, seppur pochi, “convinti” autoproduttori/costruttori del gruppo e ai quali tengo molto.

Me ne dispiaccio molto, mi scuso e faccio un passo indietro: ho già provveduto a rinnovare il dominio del sito per quest’altro anno.

Il nostro spazio web è limitato a 10 GB, ma spero che riesca almeno a sostenere una nuova sezione in lingua inglese che contavo di aprire prossimamente, per ampliare lo scambio dei semi tra utenti a livello globale, dato che la Natura non ha confini, così come è già accaduto per il metodo delle bottiglie semenzaio che ha avuto risonanza un po’ ovunque.

E dico ciò naturalmente incurante della pubblicità e della notorietà: credo tra l’altro che BIOsCAMBIO sia il primo e forse l’unico sito web a cancellare gli utenti inattivi da oltre sei mesi per lasciare spazio ai nuovi e consentirci di rimanere nel solito budget di € 12,19 annui, pratica questa alquanto impopolare nel web proprio perché tutti tendono ad incrementare gli iscritti anche se inattivi, ad aumentare le funzionalità del web sostenendone i maggiori costi di servizio, allo scopo di renderlo più prestigioso e favorirne il “rank”, a sua volta strettamente collegato al suo presunto (stimato) valore economico…

Il mio/nostro impegno non parte solo da un presupposto socio-filosofico, ma come ho sempre detto è una vera e propria scelta di vita e così voglio che resti BIOsCAMBIO: un’esigenza di vita e di rinnovamento, anche se solo per quei pochi che siamo e che probabilmente resteremo!

Grazie a tutti per la stima e la comprensione.

Domenico (alias mimmo)

27. novembre 2014 by Dhartisatra
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E’ permesso? Scusate… posso riprendermi la VITA?

Il nostro modello economico “anti-ecologico”, eticamente basato sul possesso, sul consumismo, sul potere del denaro e sulla crescita illimitata, ha creato e distribuito fino ad oggi solo crisi, disparità e sperequazioni di ogni genere. Per questo molte persone, stanno risvegliandosi dal loro torpore, chiedendosi se continuare in questo gioco, se tutto ciò sia giusto e quale potrebbe essere una via di uscita.

Mentre questa società costringe i più al doppio lavoro semplicemente per riuscire a sopravvivere, chi invece ha potuto, ha ridotto il proprio reddito, “scegliendo” il lavoro part time in cambio di una maggiore disponibilità di tempo da poter dedicare alla propria esistenza; altri hanno scelto di praticare “un’economia alternativa” basata sullo scambio di servizi e prestazioni di lavoro, mentre ancora in pochi hanno intrapreso la strada dell’autoproduzione / autocostruzione per l’auto-sostentamento; altri poi, afflitti dalla crisi economica, avendo perso il lavoro e trovandosi in seria difficoltà anche in quanto non in grado di rinunciare ai beni di consumo, profondamente disadattati e costretti a convivere con le famiglie di origine, chiedono a gran voce ai partiti politici ed al governo di istituire un “reddito minimo garantito” per tutti.

In Italia il dibattito politico sul tema è caratterizzato da una certa confusione terminologica: due espressioni “reddito minimo garantito” e “reddito di cittadinanza” vengono usate come sinonimi, ma la differenza è sostanziale; il secondo, (reddito di cittadinanza) sarebbe una forma di sostegno al reddito, garantita dallo Stato a qualunque cittadino maggiorenne, sia che lavori o che non lavori, sia che in passato abbia lavorato o che non lo abbia mai fatto, reddito quindi che verrebbe assicurato vita natural durante ad ogni individuo a prescindere dalla sua capacità o disponibilità a lavorare. Cosa diversa è il “reddito minimo garantito”, cui ha diritto chi ha lavorato ed ha perso il lavoro e che è agganciato agli ammortizzatori sociali. Non solo, ma il “reddito minimo garantito” è limitato nel tempo e subordinato alla disponibilità del beneficiario di accettare un’offerta di lavoro o a partecipare a programmi di formazione finalizzati al suo reinserimento nel mondo del mercato.

A prescindere dalla suddetta differenza, il “minimo vitale” mi sembra cosa dovuta soprattutto nella società globalizzata e arrivista in cui viviamo, dove l’arricchimento è consentito a chiunque (in realtà solo in teoria, perché nella pratica poi sappiamo bene che si arricchiscono legalmente solo i più abbienti, gli acculturati e quelli che hanno maggiori risorse da investire, mentre chi vive di onesto lavoro non si potrà mai arricchire!); però, a mio avviso, dal punto di vista morale e della giustizia più che del diritto, il “minimo vitale” rischierebbe di essere dannoso, se non insufficiente, perché costringerebbe gli aventi diritto ad una forma di sudditanza e di sottomissione nei confronti dello Stato e del sistema consumistico in generale. Sarebbe certamente dannoso in quei soggetti disadattati che una volta sovvenzionati al minimo vitale, con i pochi soldi ricevuti dal sistema statale capitalistico, continuerebbero una vita stressante di privazioni, di dipendenza, si nutrirebbero in modo insano e in definitiva sarebbero suscettibili di ammalarsi. Una provvidenza del genere metterebbe solo in pace la coscienza dei ricchi speculatori e malfattori che, avendo elargito l’elemosina ai poveri, si sentirebbero in diritto più che mai di persistere nei loro torbidi affari.

Il “minimo vitale”, purché dignitoso, inteso come “reddito di cittadinanza”, rappresenterebbe invece un bene per tutti gli acculturati e i dotati del senso di responsabilità che decidessero, in piena libertà e consapevolezza, di intraprendere un’altra strada rispetto a quella convenzionale, contraendo i propri consumi e facendo del poco virtù; ma insieme al reddito minimo bisognerebbe che costoro disponessero anche di un “minimo di terra coltivabile” per provvedere alla propria sussistenza e per non essere costretti dunque a nutrirsi male o in modo inappropriato.

Questa è la testimonianza in merito alla questione, del promotore di BIOsCAMBIO (alias_mimmo) laureato in agraria:

“Io, a dire il vero, sarei già in parte uno di questi ultimi, perché ho preferito rinunciare fin da subito ad esercitare la professione convenzionale di agronomo non iscrivendomi all’Albo (ho un’innata repulsione per le caste degli Ordini Professionali e per il perseguimento del profitto ad ogni costo) e ovviamente dopo avere racimolato qualcosa con onesto lavoro manuale (costruzioni in cartongesso), ho deciso poi di autocostruirmi la mia biocasa, e coltivare il mio orto per l’autoconsumo, quali miei “naturali e sacrosanti diritti”, contro ogni restrizione legale che intendeva invece ridurli a privilegio (la figura di autocostruttore non è ancora contemplata dalla legge), quando non a eliminarli del tutto.
Non ho famiglia per cui tutto per me è stato più semplice e quei pochi soldi che riesco ogni tanto a racimolare me li faccio bastare alla grande.

Ho voluto perseguire uno stile di vita il più semplice possibile, soprattutto consapevole del fatto che non mi è pesata alcuna rinuncia: auto, televisore, cellulare, lavoro fisso, denaro, ecc. tutte cavolate che non mi mancano per niente, dato che ritengo importanti ben altre cose (come ad esempio condividere le mie esperienze in BIOsCAMBIO).

E così non ho sofferto neanche gli effetti della crisi economica, dato che sono già attestato ai minimi consumi da sempre.

Ovviamente non è una vita che possono fare tutti: gli insicuri, i fraccomodi, gli ignoranti (nel senso etimologico di “ignorare”), gli incapaci e tutti coloro che hanno solo avuto inculcato nel loro cervello il desiderio del possesso e dell’accumulare soldi (per cui da quest’orecchio non ci sentirebbero mai)… non se la potrebbero permettere! Perché io parto dal presupposto che la gente cosiddetta “comune”, nell’accezione di “convenzionale”, intrisa dei falsi valori sociali, non è in grado di riprendersi la propria VITA, semplicemente perché non sa cos’è oltre a quelle poche cose che già conoscono e per le quali il sistema li ha indottrinati, ma personalmente non posso neanche tollerare di restare passivo e implicato in un mondo o in un contesto che non mi riguarda per nulla!

In riferimento al denaro,  penso che esso non sia solo quel metro di misura, dal valore indotto, di cui parlava il compianto prof. Auriti (tutto giusto quello che diceva), ma diventa uno strumento di potere se e quando è dato in mano a persone determinate a perseguire l’illiceità e l’arricchimento: soldi richiamano soldi fino all’avidità!

Sono ormai più che convinto che soltanto i prodotti del FAI DA TE dell’autoproduzione/costruzione, posseggano un plusvalore intrinseco che non necessariamente dev’essere quantificato in termini economici. E sono partito proprio da questo principio: ci sono dei beni dal valore inestimabile (la cultura, l’ambiente naturale, i semi, gli organismi viventi, l’arte, i sentimenti, gli affetti, ecc,) che non possono essere oggetti di transazioni o di compravendita e tutti noi potremmo tranquillamente attestarci, in maniera parsimoniosa, proprio su questi beni attingendo dalla banca più onesta che esista al mondo, quella che non dà prestito chiedendoti gli interessi, bensì ti dona umilmente e prodigalmente e che si chiama NATURA! E’ un modello quest’ultimo sempre attuale, infallibile e che va assolutamente imitato 🙂

Questo modo diverso di condurre la VITA consiste nel riuscire a fare tutto ciò che ci interessa di più, in piacevolezza, responsabilità, semplicità e gratuità. Naturalmente anche in questo ambito niente è dovuto, ma ogni cosa è sempre una conquista e rappresenta una crescita personale: autocostruzione, autoproduzione, escursionismo, cultura, amicizia, volontariato, ecc., tutte attività che quando ben esercitate e intensamente, richiedono di fatto poche risorse economiche ma impegnano più di un qualunque lavoro e valgono sia socialmente che individualmente più di ogni altra cosa al mondo. Ed è così che diventa piacevole “sprecare” il tempo, senza essere costretti a dover monetizzare (come si fa oggi addirittura per gli hobby), anzi dando al denaro il valore e l’importanza che siamo disposti di volta in volta a dargli, in quanto legato esclusivamente alle ordinarie necessità del momento e non quindi non più al suo stra-ordinario potere di acquisto anche per le cose futili.

Personalmente penso che non esistano soluzioni studiate a tavolino ai problemi esistenziali o sperare di realizzare una “rivoluzione culturale” con la gente ignara, immatura e inconsapevole, solo perché qualcuno, il solito superdotato di turno, ci viene a proporre “il modello di vita perfetto”, che poi non esiste dato che il mondo è a immagine e a misura di ciascuno di noi…

Ho capito che il problema fondamentale del denaro è lo stesso di quello della politica e cioè la “delega”! Così come in politica deleghiamo altri a fare i nostri interessi (principio egoistico e immaturo), allo stesso modo col denaro, normalmente, deleghiamo gli altri a fornirci quelle stesse cose (beni e servizi) che, in buona parte e in molti di noi, avremmo potuto realizzare anche da soli, se solo avessimo messo a frutto le nostre esperienze e ci fossimo messi nell’ottica di una cultura personale, critica e consapevole della VITA.
Di quella VITA cioé quale “diritto inalienabile” dovuto a qualunque essere vivente sin dalla sua nascita e non di qualche cosa da guadagnarsi, magari attraverso un improbabile accesso o diritto al lavoro: chissà quanto impiegheremo a superare certe sovrastrutture mentali che ci incatenano al denaro e a certi stili di vita, assurdi, contraddittori e fallimentari che non avremmo mai scelto.

Solo se rifiutiamo l’idea del denaro che decide chi vive e chi muore, possiamo pian piano uscire da questo “mondo della sopravvivenza”, riscrivendo i nostri destini; è solo rifiutando i ruoli a noi predestinati e che siamo condannati a vivere contro la nostra volontà e la nostra dignità umana, che riscopriremo il vivere senza paura, come quell’incessante susseguirsi di processi e di edificanti esperienze che ci permetteranno di aprirci a più grandi, innovative e imprevedibili soluzioni per il bene nostro e di tutti.”

E queste stesse convinzioni hanno spinto anche me ad “imparare l’arte e a mettermi da parte”, come abitualmente dico agli altri quando devo parlare di me e descrivermi… consapevole del fatto che il vero cambiamento non può che provenire da noi stessi!

Rosella Federigi (esuviana)

09. novembre 2014 by esuviana
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